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Egon Schiele, Autoritratto con camicia rigata, 1910 (© Leopold Museum)

EGON SCHIELE

 

La Galleria d’arte Ellebi ha il piacere di presentare  ai propri clienti e collezionisti un’importante cartella di Egon Schiele, tra gli artisti austriaci più apprezzati a livello internazionale.

 

Un’opera postuma realizzata dall’editore austriaco Sedler per un’importante mostra allestita in Giappone nel 1990 in occasione del centenario della nascita dell’artista, ora disponibile ad un prezzo scontato fino al prossimo 5 dicembre.

 

 

 

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(L’offerta scontata è valida fino al 5 dicembre 2019)

EGON SCHIELE / OPERA COMPLETA

 

 

Biografia

 

Egon Schiele nasce nel 1890 a Tulin, una cittadina sul Danubio. A sedici anni supera l’esame di ammissione all’accademia delle belle arti ed inizialmente lavora con entusiasmo.

Nel 1907 conosce Gustav Klimt che lo stimola al miglioramento della tecnica del segno e del contorno e  lo introduce nel Vienna Worhshop, fondato nel 1903. La prima adesione di Schiele ad un’esposizione ufficiale ha luogo nell’abbazia di Klosterneuburg dove, malgrado le perplessità che lo riguardano, la stima per le sue opere cresce e il suo talento ottiene riconoscimento.

Schiele, che considera Klimt suo padre spirituale, si forma anche nell’ambito della pittura di Hodler e sviluppa, ben presto, uno stile del tutto personale. Nella seconda metà del 1909 si svincola dall’influenza artistica di Klimt e fonda con altri artisti il Neukunstgruppe.

Grande rappresentante dell’espressionismo austriaco ed uno dei più brillanti disegnatori di tutti i tempi, Egon Schiele spinge fino a livelli drammatici l’erotismo moderato di Klimt e con lui entra nella pittura, per la prima volta, la crudezza del sesso, fatta di nudi estremamente magri.

E’ uno dei più tipici espressionisti europei; partito dal decorativismo sceglie successivamente la linea trasformandola nel mezzo più efficace per rendere il suo “io” altamente tormentato, in una visione del mondo in cui tutto è destinato alla decadenza. Egli è perciò soprattutto un grafico più che un colorista. Il colore cioè non è usato con una funzione rappresentativa ma espressiva. I pochi colori che stende, ora morti, ora vivaci, acquisiscono valore drammatico nella reciproca contrapposizione.

E’ uno dei pittori più interessanti e ispirati del secolo, uno dei pochi che supera lo sperimentalismo raggiungendo l’opera d’arte. Doveva passare mezzo  secolo prima che la genialità della sua opera venisse riconosciuta e che a Schiele potesse essere tributato il dovuto riconoscimento nell’arte del XX secolo.

Egon Schiele muore a Vienna nel 1918.

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Il ritratto di Melanie.

 

Per una comprensione del percorso artistico del giovane Egon Schiele

 

Tra il 1905 e il 1906 Egon Schiele iniziò a dipingere. Nato nel 1890 nella stazione ferroviaria di Tulln, una cittadina a ovest di Vienna, Schiele visse un’infanzia difficile. Il padre, Adolf, fu costretto ad abbandonare il lavoro di capostazione a causa di disturbi psichici. Alla sua morte, nel 1905, la tutela di Egon fu assunta dal ricco padrino Leopold Czihaczek.

 

I disegni che il giovane Schiele presentò in quell’anno alla Kunstgewerbeschule vennero giudicati così positivamente che gli venne consigliato di iscriversi all’ Accademia di Belle Arti. Dopo l’ingresso all’Accademia nel 1906, il rapporto con la madre si deteriorò: Marie Schiele non si sentiva sufficientemente sostenuta dal figlio. Soltanto il legame di Egon con la sorella maggiore Melanie continuò ad essere intenso.

 

Proprio del 1906 è la litografia che possiamo osservare. Si tratta di un ritratto della sorella Melanie, che, negli anni della giovinezza, posò spesso per il fratello. Risultato dei corsi di disegno del professor Christian Griepenkerl, che Schiele seguì in quegli anni, l’opera mostra un impianto classicista. Si scorge, tuttavia, al di là dell’approccio tradizionale, la lezione di Gustav Klimt, che Egon sognava, proprio in quegli anni, di incontrare.

 

Griepenkerl (1839-1916) fu, al contrario, un insegnante estremamente conservatore, noto come ritrattista e autore di affreschi e dipinti di ispirazione storica. Richiedeva ai propri studenti il perfetto dominio sulla tecnica, sottovalutando l’apporto di invenzione e creatività personali. I suoi rapporti con il giovane artista furono pessimi. Pare abbia esclamato, davanti alle prime opere di Schiele: “Per carità! Non dica mai a nessuno di essere stato mio allievo”.

 

Ivan Fassio

Kirche von Bozen.

 

L’Uso Astratto del Colore nei Paesaggi di Egon Schiele

 

Un’opera giovanile di Egon Schiele, ci offre la possibilità di fornire una lettura della poetica paesaggistica dell’artista

 

Schiele lasciava l’Accademia nel 1909 e proseguiva con la pittura en plein air, che aveva iniziato a frequentare da autodidatta, perché non prevista dal curriculum di studi istituzionale. In quegli anni, ammirava particolarmente l’esperienza artistica di Gustav Klimt. Il suo stile, basato su un uso fortemente accentuato delle superfici ornamentali, non rappresentava soltanto un’originale sintesi di Impressionismo e Simbolismo, ma anche un’anticipazione dell’arte astratta.

 

Tratto distintivo della pittura era un approccio decorativo, nel quale alcuni particolari, come mani e volti, venivano rappresentati naturalisticamente e inseriti all’interno di sfondi paesaggistici simbolici o astratti. Come Henri de Toulouse-Lautrec, anche Klimt non utilizzava il disegno soltanto in funzione preparatoria. Ne sfruttava tutte le qualità intrinseche per poter lavorare su linee e forme attraverso un filtro simbolico. I colori erano funzionali ad una rappresentazione anti-naturalistica.

 

Prima di poter sviluppare uno stile personale, Egon Schiele doveva liberarsi, almeno in parte, da questa concezione del colore che aveva ereditato da Gustav Klimt. I suoi primi quadri davano l’impressione di un tappeto di forme geometriche pigmentate, composte da un reticolo di linee intrecciate. Realizzati in questo modo, i dipinti ricordavano dei disegni, colorati e ingranditi. La critica del tempo, proprio per questa ragione, accusava Schiele di non essere un vero pittore, ma un semplice disegnatore che trasferiva la sua tecnica nella più ampia dimensione della tela. Effettivamente Schiele non era particolarmente interessato alla qualità del colore, considerandolo sempre in stretta relazione alle forme. Subordinava il colore alla linea: era la linea, e non l’effetto cromatico, a definire la forma. Questa tensione espressionistica facilitava la rappresentazione simbolica di condizioni esistenziali. Per tutta la vita, Schiele avrebbe continuato ad approfondire questa poetica, in paesaggi che sarebbero diventati delle allegorie della vita interiore, delle immagini dell’anima.

 

Ivan Fassio (2012)