CESARE BERLINGERI – OPERE SU CARTA

Inaugurazione Sabato 16 Febbraio ore 18.00

 

A voler tracciare un’analisi delle Opere su carta di Cesare Berlingeri, esposte al pubblico in un
unico corpus narrativo dalla Galleria d’arte Ellebi delle sorelle Marilena e Claudia Sirangelo, da
anni sostenitrici e promotrici dell’opera dell’artista, si rende necessario il confronto iniziale con la
sua produzione altra e principale, ovvero quella costante e incessante dei dipinti su tela, fagotti
trasfigurati di materia che caratterizzano l’intero percorso di Berlingeri.
L’origine di tale ricerca è da collocare negli anni’70 ovvero quando l’artista, esercitando a Roma il
mestiere di costumista e scenografo, si trova a ripiegare tante volte su se stesso, fino a
trasfigurarlo  in fardello, un fondale che ritrae un cielo stellato, scoprendo la fascinazione data
dalla tela e dal procedimento della piegatura, che diventerà negli anni un rituale creativo dagli esiti
puntualmente inaspettati: «Poi, un giorno, ho steso in terrazza un grande pezzo di tela di sette
metri per sette, l’ho preparato col gesso di Bologna e la colla, l’ho portato giù nello studio e ho
cominciato a girargli intorno e mi è venuto il desiderio di farne un’opera più piccola. Tuttavia, non
volevo tagliare quel grande pezzo di tela, mi sarebbe sembrato di tagliare un corpo. Allora
cominciai a piegarlo. E a ogni piega facevo scoperte entusiasmanti…».
Questa epifania traccia la genesi dei dipinti piegati, esposti per la prima volta, a seguito del
propizio incontro con il curatore Tommaso Trini, nella personale del ’90 “Opere recenti”, che
concede all’artista l’attenzione del pubblico e degli addetti al settore, confermata nelle molteplici
e prestigiose mostre personali e collettive che lo ospitano negli anni successivi fino ad arrivare
all’ultima recentissima antologica, organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e curata da
Maurizio Vanni, ospitata in questi giorni nei locali del Museo Marca di Catanzaro.

Nel corso della sua carriera Berlingeri espone i risultati di una incessante ricerca formale, coerente
a se stessa eppure declinata in infiniti e significativi risultati, «corpi indifesi» intrisi della memoria
che l’artista protrae inesorabilmente da creazione a creazione, con le risultanze di un dialogo muto
ma soppesabile tra una tela e l’altra, quasi fossero consapevoli delle reciproche esistenze.
I pigmenti utilizzati quasi si disperdono nell'aria, tra le infinite pieghe delle opere che racchiudono
e al tempo stesso dischiudono l’universo che costella la ricerca dell’artista, volta costantemente a
indagare l’origine e la composizione epidermica della materia stessa e che qui si mostra, tangibile
testimone dell’investigazione di Berlingeri, agli occhi dell’osservatore.

Se i cosiddetti dipinti piegati indagano, come lo stesso artista sostiene, la pelle della materia, le
carte qui esposte, realizzate tra il 2015 e il 2018,  muovono il confine della ricerca di Berlingeri in
una dimensione corporea più intima, che compensa i volumi ridotti del medium con una sinestesia
percettiva la quale offre, agli occhi dell’osservatore che – trovandosi di fronte a un mistero da
indagare – percepisce eventi sensoriali scissi e allo stesso tempo simultanei.
Diceva Kandinsky «Presta le tue orecchie alla musica, apri i tuoi occhi alla pittura, e… smetti di
pensare! Chiediti solamente se lo sforzo ti ha permesso di passeggiare all'interno di un mondo fin
qui sconosciuto. Se la risposta è sì, che cosa vuoi di più?».
Ecco che i segni sfuggiti alle pieghe di Berlingeri, emanano suoni che raccontano di galassie
lontane e profumi di giardini invernali, piccoli miracoli della creazione che l’artista confeziona con
una meticolosità gestuale che vuole preservare una memoria atavica, tanto radicata quanto
impalbabile, al pari dei pigmenti utilizzati. Gli stessi titoli delle opere tentano di offrire la soluzione
del rompicapo artistico allo sguardo dell’osservatore, che non può comunque sottrarsi all’enigma
che ha di fronte, quasi trovandosi in presenza di una sfinge mitologica avviluppata tra i lembi dei
fogli, propiziatori quanto un origami giapponese.
Non stupisce che la naturale evoluzione dell'indagine di Berlingeri  coinvolga la carta: se le tele
piegate rappresentano la pelle della materia, la carta è assimilabile allo scheletro stesso della
materia, inteso come sostegno primordiale ai corpi nuovi che l'artista assembla in quella che si
presenta come un ensamble di coreografie tra colori primari e segni, tra ombre e gesti, che
soggiacciono tra gli strati delle opere e i dubbi che custodiscono, nell’attesa di svelare quale altro
strato della materia indagherà la ricerca di Berlingeri.

Gemma-Anaїs Principe