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Pittura

ALIGHIERO BOETTI

 

Alighiero Boetti nasce il 16 dicembre 1940 a Torino. Il padre, Corrado Boetti, è avvocato, la madre Adelina Marchisio è invece una violinista. Si avvicina all’arte da autodidatta, e frequenta per un certo periodo i corsi di studio alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Torino, poi abbandonati. Sin dall’adolescenza l’artista inizia a coltivare alcuni dei numerosi interessi cui, grande viaggiatore, si dedicherà nel corso della vita, dalla musica alla matematica, dalla filosofia all’esoterismo, dalle culture del Medio ed Estremo Oriente a quelle africane. Subisce il fascino di un celebre antenato, Giovanni Battista Boetti, nato a Piazzano del Monferrato nel 1743. Monaco domenicano dalla vita avventurosa, dal 1769 l’avo fu missionario a Mossul (oggi in territorio iracheno) e nel Kurdistan. La figura del monaco si intreccia con quella, leggendaria, del profeta Al-Mansur che combattendo i russi divenne signore del Caucaso, e secondo gli studiosi si trattò quasi certamente della stessa persona. Fra il 1960 e il 1965 Alighiero Boetti realizza alcuni dipinti e disegni astratti; poi, con una tecnica da disegno industriale, una serie di riproduzioni a china di oggetti fra cui microfoni, cineprese e macchine fotografiche; infine compie esperimenti con gesso, masonite, plexiglas ed elementi luminosi. Nel 1962 conosce Annemarie Sauzeau, che sposa nel 1964 e da cui ha due figli, nati entrambi a Torino: Matteo, nel 1969 e Agata, nel1972.

ANNI '60

L’esordio pubblico avviene nel gennaio 1967 con un’esposizione personale alla Galleria Christian Stein di Torino, dove presenta un nucleo di opere costruite e assemblate con materiali extra-artistici e industriali, come l’eternit, il ferro, il legno, il tessuto mimetico e le vernici a smalto, che continuerà ad utilizzare anche nelle successive mostre.

Fra queste “Arte povera – Im spazio” alla Galleria La Bertesca di Genova nel settembre 1967, l’occasione in cui Germano Celant traccia per la prima volta le caratteristiche principali del movimento Arte Povera, e a fine anno una personale nella stessa galleria genovese. Massimo sperimentatore, Boetti arricchisce il proprio lavoro con una grande varietà di materiali e procedimenti, in opere riferite agli oggetti quotidiani e ai gesti, come quello dell’accumulazione in “Catasta” (1966), e di carattere concettuale come “Lampada annuale” (1966), una lampadina che si accende solo una volta all’anno, per undici secondi e in un momento imprecisato, definita dallo stesso artista “un’espressione non dell’avvenimento, ma dell’idea dell’avvenimento stesso”1. Attratto dal rapporto con il corpo, Boetti rivela anche un forte interesse verso il linguaggio e i fenomeni che si producono nella realtà, realizzando opere in cui è presente l’aspetto processuale, talvolta ambienti come il “giardino” allestito per l’esposizione personale alla Galleria De Nieubourg di Milano nella primavera 1968. Partecipa alle principali esposizioni internazionali dell’Arte Povera e degli artisti concettuali che Celant include nel volume Arte Povera edito da Mazzotta nel 1969.

L’attività del movimento poverista, inteso come gruppo, terminerà nel 1972. Intanto, nel 1968, Boetti realizza “Gemelli”, un doppio autoritratto in fotomontaggio – la propria immagine riprodotta in due figure simili ma non identiche che si tengono per mano – dove la dimensione esistenziale si intreccia con quella artistica attraverso una scissione del sè. L’anno seguente si concentra sulla reiterazione del gesto, fra ossessione e meditazione Zen, con “Cimento dell’armonia e dell’invenzione”, un paziente ricalco a matita di numerosi fogli di carta quadrettata, una sorta di rituale eseguito registrando i suoni prodotti. Al termine, l’artista annota la durata dell’operazione.

ANNI '70

Nel marzo 1971 Boetti si reca per la prima volta in Afghanistan, dove fino all’occupazione sovietica nel dicembre 1979 tornerà all’incirca due volte l’anno. Egli commissiona alle donne afghane diversi tipi di manufatti, opere da lui disegnate e ricamate secondo la tradizione locale. Con il primo lavoro della serie “Mappa” (1971-1972), un planisfero politico in cui ciascun territorio viene ricamato con i colori e i simboli della bandiera di appartenenza, Boetti utilizza “ciò che nella realtà già esiste, ma per la prima volta attraverso un meccanismo che differenzia i soggetti coinvolti nel progetto (l’artista) e nell’esecuzione (le afghane)”.

Nel 1974 Boetti dirà: “il lavoro della Mappa ricamata è per me il massimo della bellezza. Per quel lavoro io non ho fatto niente, non ho scelto niente, nel senso che: il mondo è fatto com’è e non l’ho disegnato io, le bandiere sono quelle che sono e non le ho disegnate io, insomma non ho fatto niente assolutamente; quando emerge l’idea base, il concetto, tutto il resto non è da scegliere”. È la svolta della sua opera in ambito essenzialmente concettuale, avvenuta nel 1972 in concomitanza con lo sdoppiamento del proprio nome in “Alighiero e Boetti” (operazione con cui mette in crisi l’identità dell’artista stesso) e con il trasferimento a Roma, dove egli dichiara di aver scoperto il colore.

Fra i numerosi viaggi in Afghanistan, Boetti ne compie uno con Francesco Clemente nel 1974 e uno con il figlio Matteo nel 1977 e durante uno dei primi soggiorni, ancora intorno al 1972, apre a Kabul un albergo che chiama One Hotel. Appena giunto a Roma, Boetti avvia un altro meccanismo di cui si fa regista, delegando l’esecuzione a terzi: la produzione delle opere a penna biro (cfr. “Mettere al mondo il mondo”, 1972-1973), ovvero le serie di fogli di cartoncino che alcune persone vengono incaricate di riempire seguendo le indicazioni dell’artista, ma con un margine di libertà concesso alla gestualità del tratteggio a penna. In queste opere si ritrova così la manualità di un gesto minimo ripetuto che era già in “Cimento dell’armonia e dell’invenzione” e nel ricamo.

La prima mostra personale in un museo straniero, nel 1974 al Kunstmuseum di Lucerna, è seguita da un’importante antologica alla Kunsthalle di Basilea nel 1978, e da numerose esposizioni museali degli anni Ottanta e Novanta in Europa e Stati Uniti.

ANNI '80 / 90

Nel 1985 si trasferisce in uno studio accanto al Pantheon, luogo molto amato e citato nei testi che l’artista inserisce in un gran numero di lavori, come frasi scritte con la mano sinistra o sotto forma di lettere ricamate.
Le parole di Boetti vanno così a comporre una sorta di diario privato che scorre parallelo alla quotidiana produzione delle opere.
Durante gli anni Ottanta e fino alle committenze dei Novanta, ricevute dall’artista per grandi installazioni in ambienti museali, l’organizzazione per la produzione delle opere è ben collaudata. Aumentano i lavori su carta e si sperimentano nuove realizzazioni, ad esempio i mosaici.
Come sempre, all’aspetto progettuale del lavoro segue l’apporto esterno della manualità altrui.
Al Pantheon Boetti segue la progettazione e realizzazione delle numerose tipologie di lavori, in particolare delle opere in tecnica mista su carta con cui, nel1980, ha inaugurato una serie di cicli tematici (cfr. “La natura, una faccenda ottusa”, 1980; “Tra sé e sé”, 1987).

In un’intervista del 1986, Boetti chiarisce la sua idea di pittura: “avevano ragione gli Etruschi a fare le foglie blu: dipingere una foglia blu è un atto di invenzione del mondo, dato che la foglia verde esiste già come tale nel regno delle cose e sarebbe meno interessante come rappresentazione”.
Nel 1985 torna in Giappone, dove ha già esposto nel 1980 e insieme al calligrafo Enomoto san realizza alcuni lavori su carta di riso.
Risale invece al 1983 la fedele riproduzione in bianco e nero, a matita, delle prime copertine di riviste e periodici, raccolte dapprima in mesi e poi in anni costituiti da 12 disegni di copertine (cfr. “Anno 1990″). “In quel mese – scrive l’artista – le immagini erano milioni. Oggi, forse qualche centinaio. Poi, rimarrà solo questa copia sbiadita di un tempo coloratissimo”.6
Sono opere dedicate all’attualità, un tema caro a Boetti sin da quando, nel 1967, ha concepito l’opera in progress “12 forme dal 10 giugno 1967″ (1967-1971).
La produzione dei ricami è intanto ripresa grazie ai contatti con i rifugiati afghani a Peshawar, in Pakistan e proseguirà fino al 1994.

Nel 1990 Boetti è invitato alla Biennale di Venezia con una sala personale.
La allestisce interamente con opere in tecnica mista su carta, affollate da animali (insieme ad altri elementi ricorrenti nel suo lavoro) e sovrastate da un “Fregio” (1990) che percorre il perimetro superiore dell’ambiente, un ulteriore omaggio dell’artista alla pittura antica.
In questa occasione riceve il “Premio Speciale della Giuria”.

Separatosi da Annemarie Sauzeau nei primi anni Ottanta, nel 1990 sposa Caterina Raganelli e dall’unione nasce, nel 1992, il terzo figlio Giordano.
Con l’arrivo delle commissioni più importanti, le opere sembrano riflettere una creatività che guarda il mondo a 360 gradi.

Gli artisti più giovani si avvicinano a Boetti, che fra il 1992 e il 1993 è impegnato nella regia di grandi realizzazioni come i 50 kilim “Alternando da uno a cento e viceversa”, un’opera collettiva per la personale a Le Magasin di Grenoble.
Il senso ludico, spesso presente nelle sue opere, resta una componente importante, tuttavia alcuni lavori sembrano rivelare una riflessione esistenziale, forse un’ulteriore necessità di tracciare un resoconto di vita.

Mentre la rassegna internazionale “Sonsbeek ‘93″ espone la scultura “Autoritratto” (1993) – una fusione in bronzo della figura di Boetti che simbolicamente rappresenta i quattro elementi aria, acqua, terra e fuoco – all’artista viene diagnosticata la malattia che lo porterà alla morte, il 24 aprile 1994, nella sua casa in via del Teatro Pace a Roma.

ANNI '90

Possiamo ben comprendere come il teatro gli offra la possibilità di sperimentare le sue tecniche pittoriche da una sua frase rilasciata in occasione di un’intervista che si trova sul catalogo della mostra Nero, Bianco, Rosso e Blu, “A teatro potevo fare dei grandi quadri che si muovevano sul palcoscenico. Ho spinto al massimo la mia tendenza a fare del palcoscenico un quadro dinamico ed ho usato per questa operazione anche i personaggi come pure indicazioni di colore in movimento”.
I dipinti piegati vengono esposti nel ’90, dopo l’incontro con T. Trini che scrive: ”Ricordo che quando visitai lo studio di Taurianova, in preparazione di un’ampia mostra a Messina, Berlingeri duellava ancora con le perplessità dei suoi sostenitori, per lo più convinti che ‘quegli oggetti’ andassero fuori stile. Ma io ne fui subito entusiasta”. Opere Recenti, la mostra a cui Trini si riferisce, viene allestita nel foyer del Teatro Vittorio Emanuele, dove sono esposti alcuni dittici e per la prima volta le Piegature.

Queste tele piegate ed impregnate di pigmento puro, abbozzate sin dal 1976 in piccole dimensioni, vengono adesso riprese e sviluppate. L’idea delle Piegature nasce da un ricordo della sua infanzia: un piccolo involucro di stoffa nero opaco che sua madre usava tenere al collo come amuleto. Ma l’atto del piegare grandi tele dipinte viene messo in pratica per la prima volta in teatro. Mentre lavora ad una scenografia dipinge una notte stellata su un grande fondale. A spettacolo finito, quando è giunto il momento di smontarlo, si rende conto come di piega in piega, questa grande tela diventi un fagotto di circa ottanta centimetri.
In questi anni numerose sono le mostre personali e collettive nelle quali è esposto il suo nuovo lavoro con diversi apprezzamenti critici.
Nel 1994 per la Fondazione Mudima di Milano crea una grande installazione a parete, Piegare la notte, composta da circa venti piegature, di dimensioni, forme e colori differenti.
Segue la collettiva alla Civica Galleria d’Arte di Gallarate, Riflessione e ridefinizione della pittura astratta. La galleria La Polena di Genova gli dedica una personale Viaggi.
In un’altra personale alla Fondazione Mudima (1999), sono esposti oltre alle Piegature, dei piccoli dipinti su piombo. Il piombo è per l’artista: “una materia sorda, una materia che assorbe. Una materia veramente silenziosa”. Sono presenti anche delle grandi tele segnate a carbone nelle quali affiorano “elementi figurali, segni quasi umani, ombre di presenze, cicli che discorrono” T.Trini.

ANNI '00

Nel 2001 la New Art Gallery, di Padova ospita Dipinti Piegati.
In uno dei pensieri tratti dal diario di studio, l’artista, a proposito delle Piegature, dice: “sono pitture che recano in sé un atto sigillato, un atto che indica il tempo della loro elevazione futura come atto di nascita. Ogni piegatura possiede l’intera infinità delle piccole percezioni. Mi fa pensare all’intuizione leibniziana di una goccia d’acqua che possiede al suo interno un intero universo, le cui gocce d’acqua contengono al loro interno nuovi universi e così via all’infinito”.
Nel 2003 tiene una personale alla Mole Vanvitelliana di Ancona, progettando per i seminterrati una suggestiva installazione, Viaggi, opere anch’esse piegate, ma in questo caso più volumetriche e concepite per invadere lo spazio.
T. Trini cura un’importante monografia sul suo lavoro edita da Skira.
Il suo paese natale lo omaggia con una retrospettiva molto singolare, perché si avvale di lavori storici, figurativi che l’artista non sempre ama mostrare, proprio come i suoi disegni, poiché rappresentano una sorta di diario per immagini della sua vita.
E’ invitato, dal Comune di Padova, a tenere una personale a Palazzo Moroni.
Nel 2004 partecipa ad una collettiva al Museo Nazionale di Arezzo, Da Picasso a Botero.
Un anno dopo la Calabria si fa promotrice di due ampie personali. La prima presso il Castello Aragonese di Reggio Calabria con un’ampia retrospettiva La pittura piegata. Per una delle sale, quella della torre, realizza Deposito di stelle, un’installazione composta da grandi piegature blu, accatastate su delle pedane di legno, per la quale V. Baradel scrive: “Il cielo notturno di Berlingeri precipita al fondo della torre del castello. La sua luce blu si fa colore solido ripiegandosi nello scrigno della tela. Volte stellate sono quelle di Giotto ad Assisi e a Padova. Il fondale del cielo, sempre lui, piegato e ripiegato ora giace a terra, salvato dalla cecità degli uomini e dei e messo al sicuro nelle segrete viscere della torre. L’alto e il basso si affratellano quando le stelle scendono nel punto più basso”.

La seconda grande mostra in Calabria è l’antologica Cesare Berlingeri, Materia 1975 – 2005 che si tiene presso il Complesso Monumentale S. Giovanni, a Catanzaro.
I Corpi sono l’ultimo ciclo dei suoi lavori. E’questo è il titolo della personale che si tiene nel 2006 a MUDIMAdrie, Anversa. Sono corpi d’aria, rivestiti da una superficie levigata, generati da una materia “che agisce come il pane, cioè respira, si gonfia, cresce come la vita, come gli alberi. E poi la curiosità più bella è che bastano tre chiodi puntati qui e là e questa forma cresce in maniera diversa…” C. Berlingeri.
A Padova la Vecchiato New Art Galleries, presenta Vele per nessun mare (2007). I lavori proposti sono sculture, piegature in alluminio dipinte con pasta di smalto. Anche su questo metallo, come precedentemente per il ferro e per il piombo, avviene la ‘transustanziazione” attraverso il particolarissimo uso del colore.
Nel 2007 il MAC Museo de Goiania gli dedica un’ampia antologica. Circa 200 opere illustrano il percorso dell’artista dagli anni sessanta fino ai lavori più recenti. La stessa è ospitata nei mesi successivi al MAM Museo di Arte Moderna de Salvador de Bahia ed al MAM Museo de Arte Moderna di Rio de Janeiro.
In un precedente sopralluogo al Museo di Salvador, l’artista è affascinato dalla piccola chiesa adibita a spazio espositivo; è qui che nasce l’idea di una serie di opere nuove “Vent’uno avvolti su mensola”, esposti anche su una lunga parete del MAM di Rio de Janeiro. Piccole tele bianche piegate, con segni neri, appoggiate su piani inclinati fluiscono dalla parete: “L’installazione per le mostre in Brasile coinvolge, adesso, gli spettatori molto più che in passato, inclinando verso di loro flussi di pieghe che sono sul punto di aprirsi: la si direbbe una cascata o un anfiteatro” T. Trini.
Ulteriori esposizioni: 11th International Cairo Biennale, (2008-2009); Italian Shape, Anniart 798 Factory, Pechino; Università Della Calabria, CAMS Centro Arti Musica e Spettacolo, Cosenza (2009).

MOSTRE PERSONALI | SOLO EXHIBITIONS

MOSTRE PERSONALI | SOLO EXHIBITIONS

 

2014
“Compenetrazione” – Galleria nazionale di Cosenza/Galleria Ellebi Cosenza

2011
“Cesare Berlingeri, Da oltremare al nero” Vecchiato Art Gallery, Padova.
2010
“Cesare Berlingeri, Corpi e Piegature 2005-2010”, Galleria Ellebi, Cosenza.
“Corpi & Piegature 2005-2010 – Cesare Berlingeri”, Vecchiato Art Galleries, Padova.
“Rigorismo. Nell’orizzonte del transpazialismo ed oltre” curated by F. Lattuada and Massimo Donà. Lattuada Studio Milano
2009
“Corpi Speciali”, Vecchiato Art Galleries, Milano.
“Cesare Berlingeri – Piegare il colore”, Museo Civico Umberto Mastroianni, Marino, (RM).
“Cesare Berlingeri Casseforti dell’anima”, Galleria d’arte Arte Contemporanea e Dintorni , Como.
“Italian Shape: Berlingeri”, ANNIART 798 Art District, Beijing.
2008
“Cesare Berlingeri. Piegare la pittura”, Castello Castani, Comune di Fondi.
2007
“Cesare Berlingeri Vele per nessun mare”, a cura di / curated by P. Aita. Galleria Vecchiato, Padova.
“Cesare Berlingeri”, a cura di / curated by Aguinaldo Coelho e Celso Fioravante. Museu de Arte Contemporânea Goiânia Centro cultural Oscar Niemeyer. Brasile, Museu de Arte Moderna da Bahia. Brasile, Museu de Arte Moderna. Rio de Janeiro. Brasile
2006
“Cesare Berlingeri Corpi”, MUDIMAdrie. Anversa.
2005
“La pittura piegata” a cura di / curated by V. Baradel. Castello Aragonese Reggio Calabria.
“Cesare Berlingeri 1980-2005” a cura di P. Daverio e D. von Drathen. Complesso monumentale di San Giovanni, Catanzaro.
2004
“Opere recenti” galleria Marchina Arte Contemporanea, Brescia.
2003
“Viaggi”, Mole Vanvitelliana, Ancona.
“La pittura piegata”, Padova.
2002
“Questa è la mia più bella piegatura per avvolgere un critico”, Galleria d’Arte Dante Vecchiato, Padova.
2001
“Dipinti Piegati”, New Art Gallery, Padova.
1999
Fondazione Mudima, Milano, a cura di / curated by T. Trini.
1998
Studio Soligo, Roma.
1995
“Piegare il colore”, Studio Soligo, Roma.
“Viaggi”, Galleria La Polena, Genova.
Se Art Gallery, Tokyo.
1994
“Artefiera”, Bologna; Galleria La Polena, Genova.
“Piegare la notte”, grande installazione / large installation, Fondazione Mudima, Milano.
1993
Galleria La Polena, Genova.
1991
Manifesto ufficiale / Official manifesto TAORMINA ARTE ‘91.
1990
“Progetto per l’Arte Moderna”, Studio Soligo, Roma.
1989
“Nero, Bianco, Rosso, Blu”, a cura di / curated by F. Gallo, Galleria d’Arte Moderna, Paternò (CT).
Galleria Gregoriana, Roma.
1988
“Languida attesa”, intervento d’immagine per una composizione musicale di A. Cananzi, Palazzo Taverna, Roma.
1987
“Specchio rotto specchio”, Studio Soligo, Roma.
1985
Galleria Studio Oggetto, Caserta.
1982
“Dodici frammenti e un quadro”, Galleria Il Messaggio, Reggio Calabria.
Cesare Berlingeri
Galleria La Meridiana, Messina.
“Racconti colorati”, Galleria Interarte, Milano
1981
Installazione per La lunga notte di Medea, regia di / direction by Werner Schroeter, teatro Niccolini, Firenze.
1980
“Parnaso”, Galleria Interarte, Milano.
1979
Galleria Civica, Saint-Vincent.
Galleria Ita Incontri, Forte dei Marmi.
1978
“Trasparenze”, Galleria Soligo, Roma.
1975
Galleria AxA, Firenze.

MOSTRE COLLETTIVE SELEZIONATE | SELECTED GROUP EXHIBITIONS

MOSTRE COLLETTIVE SELEZIONATE | SELECTED GROUP EXHIBITIONS

 

2011
“Altogether different”, Different Gallery London.
“Muro contro Muro_ In memoria della Shoah”, Old Museum di Jaffa di Tel Aviv.
2010
“Tornare@Itaca, arte per la legalità”, a cura di/curated by M. Pasqua, F. Gordano, Fondazione Mudima, Milano.
“Muro contro muro”, a cura di / curated by C. Siniscalco, Punto Einaudi, Salerno.
“Liber 11 + 1 x (1 + 1) + 1”, Studio S – Arte Contemporanea, Roma.
2009
“Muro contro muro”, a cura di / curated by C. Siniscalco, Studio S – Arte Contemporanea, Roma.
“Inspired by George Byron. Artisti e autori contemporanei per un poeta romantico” a cura di / curated by P. Aita, Shenker Culture Club, Roma.
“6ª Biennale Libro d’Artista”, città di Cassino.
2008
11th International Cairo Biennale.
“Primaverile romana 2008. Prendere posizione”. Associazione Romana Galleria D’Arte Moderna 2008, Museo Venanzo Crocetti, Roma.
“E.V.A. Experience of Visual Attraction”. Galleria De Nisi DeniArte, Roma.
“Isolario”, la Nube di Oort, Roma.
2007
“Buio luminoso degli artisti”, a cura di / curated by F. Gordano e D. Pieroni. Nube di Oort, Roma.
“Breathe Inbreathe Out”, Mudimadrie Galerie Gianluca Ranzi, Anversa.
“Papiers d’artistes”, Galerie Stella & Vega, Brest.
2006
57° Premio Michetti Laboratorio Italia, a cura di / curated by P. Daverio. Francavilla al Mare.
2005
“Stretto plurale” a cura di / curated by L. Barbera, ex macello Villa San Giovanni (RC).
“Maestri per Spilimbergo. Omaggio alla città. 110 artisti dipingono Spilimbergo e la sua pedimontana”, testo critico di Sara Cornelos. Spilimbergo (PN).
“XII esposizione nazionale d’arte. Artisti per Epicentro 2005”, a cura di / curated by N. Abbate, testi critici in catalogo di R. Bassaglia, Janus, Lara-Vinca Masini. Museo di Epicentro (ME).
“Museo d’arte delle generazioni italiane del ‘900 G. Bargellini”. Pieve di Cento (BO).
Beijing International Art Biennale exhibition, Pechino, China.
“13X17”, a cura di / curated by P. Daverio, J.Blauchaert, E. Augurio. Mostra itinerante.
2004
“Da Picasso a Botero” a cura di / curated by V. Sgarbi, Museo Nazionale, Arezzo.
Artepadova, Padova.
2003
Artefiera 2003, Bologna.
Galleria Perlini Arte, Reggio Calabria.
2002
Artefiera 2002, Bologna.
Artepadova, Padova.
2001
ARTMIAMI, Florida, USA.
Artefiera 2001, Bologna.
ARTCHICAGO, Illinois, USA.
2000
TIAF-Toronto, International Art Fair, Toronto, Canada.
Artefiera 2000, Bologna.
1999
“Appunti per un’altra storia”, a cura di / curated by M. Sciaccaluga, Museo d’Arte Contemporanea Su logu s’iscultura, Tortolì (NU).
1997
“7 pittori per un solo Poeta”, Studio Soligo, Roma.
“Differenze dello sguardo”, a cura di / curated by P. Aita, A. D’Elia, Castello Svevo, Cosenza.
1995-1996
“Riflessione e ridefinizione della pittura astratta”, Civica Galleria d’Arte Moderna, Gallarate (Ml).
1995
“Riparte”, Mostra Internazionale di Arte Contemporanea, Roma.
“Cesare Berlingeri. Alberto Parres. Esteban Villalta Marzi”, Studio Soligo, Roma.
Se Art Gallery, Tokyo.
1994
Party 24:94-Basel.
“Jambo Jambo”, Galleria Comunale d’Arte, Cesena.
1993
ART. 24, ‘93, Basel.
1991
“Indefinizioni!”, a cura di / curated by A. La Porta, Galleria d’Arte Moderna, Cosenza.
1990
Fortezza da Basso, Firenze.
1986
“Mostra sul disegno italiano”, Tokyo.
Xl Quadriennale, Roma.
1985
“Mosaico”, Studio Soligo, Roma.
1984
Artefiera, Bologna.
1982
Galleria Interarte, Milano.
1980
“Cinque storie per cinque artisti”, Studio Soligo, Roma.